Prima nazionale a Matera per “Hey Baby” di Dario Magnolo

Matera, 16 novembre 2025 – E’ andata in onda la proiezione del film Hey Baby durante la 6ª edizione del Matera Film Festival, che ha catturato l’attenzione di un pubblico eterogeneo, giovani cinefili e appassionati di cinema indipendente. Il film, diretto da Dario Magnolo, di 81 minuti, girato nel quartiere Pigneto a Roma, è un’opera autoprodotta a costo zero, già vincitrice del premio Miglior lungometraggio al Portugal Indie Film FestivalHey Baby affronta temi profondi quali la famiglia, il rapporto madre-figlio segnato dall’assenza paterna, il segreto, la speranza, l’amicizia, il perdono, il senso di colpa e la rinascita, con una sensibilità narrativa che ha emozionato la platea. Sono le immagini ancor prima, più che i dialoghi, a guidare lo spettatore nella storia.

Tre i protagonisti, il piccolo Pietro (Nicolò Tommasi), Monica (Eleonora Bernardi ) sua madre, e Claudia (Fenicia Rocco) sua zia. Pietro, un bambino di soli sei anni, riesce a tenere unite e in vita le due sorelle, Monica e Claudia, diventando fuoco che scalda, e incarnando “ il presente” che  libera da un passato che pesa, schiaccia, quasi soffoca, rappresentato da immagini che ritornano e si alternano al quotidiano, immagini in bianco e nero, prive di colori. Diventa una danza, con un ritmo che si ripete: inquadrature piccole – dei flashback in slow motion – che imprigionano il passato e immagini a schermo pieno che riportano ad un presente ancora fragile, ancora contaminato. Eleonora Bernardi interpreta egregiamente una madre forte, paziente, capace di attendere, di non serbare rancore e di perdonare. Una donna che ha nel volto e nel corpo il suo racconto, come il dormire nella posizione fetale, un immagine di una potente forza narrativa. La musica diventa la sua via di fuga, la sua ribellione, la sua verità. Magnolo attribuisce quindi alla musica un valore catartico e liberatorio, ribadendo attraverso le note temi e significati profondi. Per questo sceglie composizioni, quelle di Paolo Vivaldi, che accompagnano il film quasi con prepotenza. Monica, forse anche inconsapevolmente è l’abbraccio e la protezione che avvolge Claudia, appena uscita di prigione. Il suo è un corpo quasi senza vita, segnato dal rimorso, che ritroverà lentamente respiro solo grazie ad un conseguente sano distacco. 

Come il pubblico, Pietro rimarrà all’oscuro di segreti familiari, fino a quando, a 12 anni, scoprirà la verità straziante di Claudia, un tema che porta a designare nuovamente, Magnolo autore” delicato” perché lo affronta con una sensibilità rara, evitando ogni giudizio e restituendo complessità e umanità a vicende troppo spesso trattate in modo superficiale. Il film diventa così una riflessione profonda sulla difficoltà più grande: perdonare se stessi. Un perdono che bisogna concedere, ma in primis dare a se stessi, come recitano le battute di Eleonora. Dopo la proiezione, Dario Magnolo, Fenicia Rocco ed Eleonora Bernardi hanno dialogato con il pubblico, condividendo retroscena della produzione e riflettendo sull’importanza di raccontare storie che possano ispirare i giovani. Fenicia Rocco ha condiviso il senso di responsabilità di interpretare un personaggio che porta con sé un così grande senso di colpa, un personaggio che parla soprattutto con le espressioni del volto, con il non detto, con un silenzio che diventa “pesante”. Terminare il film – iniziato nel 2019 e interrotto dalla pandemia – per lei ha significato liberare Claudia, e con lei tante persone intrappolate nella colpa. Non a caso, ha sottolineato, il suo nome “Fenicia” richiama proprio alla luce e alla rinascita. Eleonora Bernardi, alla sua prima esperienza da attrice, ha spiegato come il suo lavoro di mosaicista l’abbia aiutata ad una interpretazione naturale del ruolo: Hey Baby è un mosaico, una composizione che trova pienezza solo nel suo ultimo tassello. Pietro – suo figlio nel film e nella vita – diventa simbolo di coraggio e perdono. La scena in cui lui chiede alla madre se una coccinella può volare, non programmata ma sorprendentemente poetica, racchiude il senso più profondo del film. Un film pieno di simbolismi di cose ed elementi legati al cielo come aerei, rondini, nuvole, figure che evocano leggerezza e possibilità. Un ruolo centrale è attribuito nel film anche agli archivi familiari, custodi di memorie e verità. Magnolo si è detto orgoglioso dell’accoglienza ricevuta al Festival, tra registi e personalità di grande rilievo. Fiero di aver completato un film nato con risorse pari a zero, ha sottolineato come i temi trattati – oggi così attuali – fossero già presenti nella sua scrittura del 2019, a testimonianza di uno sguardo sensibile e anticipatore. Dagli interventi del pubblico è emersa anche la sua profonda conoscenza e cultura cinematografica. Non si è recitato “per la fama” – aggiungono – ma per “amore dell’arte” e per i film autoprodotti è fondamentale l’affetto del pubblico e il sostegno degli spettatori. L’incontro si è concluso con un applauso caloroso e un sentito ringraziamento alla città di Matera per aver accolto la prima proiezione nazionale, una  location, la città che offre uno scenario perfetto per un’opera che parla di radici e legami. Hey Baby si prepara ora a intraprendere il suo percorso nei festival italiani e internazionali, forte dell’accoglienza entusiasta ricevuta. Ci auguriamo che si riescano a trovare produttori disposti a credere nell’opera e ad accompagnarla nel suo percorso futuro. Il Matera Film Festival conferma ancora una volta il suo ruolo di vetrina per il cinema emergente e di piattaforma di confronto culturale, capace di portare storie contemporanee al centro dell’attenzione, in un contesto internazionale. 

Anna Maria Gallo